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Stigmatogobius 2

Finalmente sono arrivati a Taranto questi pescetti appartenti alla famiglia dei Stimatogobius mi scuso ma il nome preciso non lo so ne promunciare e manco scrivere, ahahahhaha
Comunque dopo aver fatto i classico ambientamento li ho messi nell'acquario e subito si son nascosti dietro alla radice poi piano piano hanno preso le misure della vasca e ora nuotano tranquilli in vasca,siccome la rocciata e gia stata occupata loro si son stabiliti sulla radice ma spesso girano per la vasca,per adesso e tutto a presto x nuove foto e news

Scatophagus argus

Famiglia Scatofagidi. Il termine scatophagus vuol dire letteralmente "mangiatore di rifiuti" e si riferisce alle abitudini alimentari di questi pesci, soliti frugare tra i detriti nutrendosi addirittura di escrementi; il nome specifico latino allude invece ai numerosi ocelli neri sparsi per tutto il corpo, che divengono più piccoli e irregolari con il trascorrere degli anni. La specie è ampiamente diffusa in gran parte della regione indo-pacifica, dalla Penisola Indiana alla Polinesia: i giovani vivono in ambienti salmastri (lagune, mangrovieti, foci dei fiumi), spingendosi spesso in acque dolci; gli adulti, invece, si trovano più frequentemente in mare, anche in tratti inquinati della costa come porti, zone di scarichi fognari, ecc. Si tratta in ogni caso di una tipica specie eurialina, in grado cioè di adattarsi velocemente anche a drastiche variazioni di salinità. Se ne conoscono 2 sottospecie: S. a. argus dalla livrea generalmente giallo-verde a pois neri, e S. a. atromaculatus (nota in commercio come "rubrifrons"), la cui colorazione di fondo è più scura con striature rossicce sulla testa e alla base delle pinne dorsali. In entrambe le sottospecie il dimorfismo sessuale è pressoché sconosciuto. La lunghezza massima è di 30 cm. Una volta ambientato in acquario questo pesce si rivela estremamente robusto e vitale, gli esemplari appena importati (di solito giovani sui 5 cm) sono però piuttosto delicati durante il periodo d'acclimatazione, da effettuarsi obbligatoriamente in acqua salmastra. Consigliabile ospitarli in vasche ben avviate, con fondo di sabbia fine e rocce ricoperte di alghe incrostanti e filamentose.
Le piante vengono generalmente divorate, si può provare però a introdurre specie robuste e abbastanza resistenti alla salinità elevata, come variCrinum. Forte filtraggio e frequenti cambi parziali dell'acqua; questi pesci smuovono spesso il fondo alzando i detriti più leggeri, inoltre producono una notevole mole di escrementi. Gli adulti dovrebbero essere allevati in acquari marini. La riproduzione è finora sconosciuta. Accetta tutti i mangimi secchi per pesci d'acquario,da integrare regolarmente con cibi surgelati e vivi (artemie, tubifex, lombrichi, ecc.), alghe e verdura cotta. E' un pacifico pesce di branco, individui adulti possono a volte manifestare un certo territorialismo in vasche non sufficientemente grandi. Può convivere con tutti gli altri pesci
Disegno preso da internet


















Monodactylus argenteus

Appartenente alla famiglia Monodactyilidae, questo pesce in natura è diffuso in gran parte dell'area indo-pacifica, sia in mare aperto sia nelle acque dolci o salmastre costiere (foci dei fiumi, mangrovieti, lagune, etc). I giovani esemplari, ma anche quelli adulti, sono molto socievoli, vivendo in fitti branchi, che spostano velocemente in acque basse. In natura raggiunge i 23 cm di lunghezza e, anche se in acquario rimane generalmente più piccolo, ha bisogno di una vasca spaziosa (minimo 250 l), arredata con rocce e radici di mangrovia, in cui si possono allevare 5-6 esemplari, che andrebbero acquistati giovani, quando non superano i 5-6 cm di lunghezza. Si adattano facilmente all'acqua dolce, ma si dimostrano più vivaci e robusti in acqua salmastra (10-15 g di sale marino per litro). E' necessario un buon filtraggio che mantenga l'acqua costantemente limpida e ossigenata. Gli individui di recente importazione preferiscono cibo vivo o surgelato (artemie, larve di zanzara, mysis, krill), ma in poco tempo si abituano ad accettare anche quello secco. Non si possono rilevare differenze fra i sessi. La riproduzione di questo pesce non è stata ancora ottenuta in cattività
(Quando avevo il mono)


Tetraodon Biocellatus

Appartenente alla famiglia Tetraodontidae (e noto ancora agli acquariofili con il sinonimo T. palembangensis), questo pesce palla è diffuso in Thailandia, Borneo, Cambogia, Malesia e Indonesia, dove vive esclusivamente in acque dolci. Di dimensioni ridotte (lunghezza massima in natura 10 cm, in acquario 6 cm) è una specie piuttosto aggressiva nei confronti dei conspecifici e, in alcuni casi, può nutrirsi delle foglie delle piante acquatiche. E' preferibile allevare un singolo esemplare in una vasca di comunità arredata sabbia fine come substrato di fondo, piante lungo le pareti laterali ed un ampio spazio libero per il nuoto, ma ricca di nascondigli creati con radici e rocce. Preferisce acqua tenera o mediamente dura (5-15° dGH), con pH intorno alla neutralità (7-7,2) e temperatura di 22-26° C. In natura si nutre di lumache ed altri organismi bentonici, ed anche in acquario va alimentato con cibo vivo (lumache ed altri molluschi), integrato da vegetali (lattuga, spinaci) bolliti. Da adulte le femmine sono più grandi e di forma più tozza dei maschi. La riproduzione in acquario è molto difficile ed è, in genere, preceduta da un periodo di corteggiamento nelle vicinanze del fondo. Le uova sono deposte sulle foglie delle piante acquatiche, e sorvegliate dal maschio fino alla schiusa, che avviene dopo sei o sette giorni.





Stigmatogobius sadanundio

Appartenente alla famiglia Gobiidae, questa specie è diffusa in India, Thailandia, Malesia e Indonesia, e segnalata anche in Bangladesh e nello Sri Lanka, dove vive prevalentemente nelle acque dolci, ma anche, molto più raramente, in quelle salmastre degli estuari e delle aree dei fiumi interessate dalle maree. Adatto ad una acquario di comunità leggermente salmastro, questo Gobide lungo 7-9 cm, può essere allevato in una vasca arredata con un substrato di sabbia fine e molti nascondigli (ad esempio i mezzi gusci di uova di cocco, appoggiati sul fondo e nei quali sia stata ricavata un'apertura per permettere al pesci di crearvi la propria tana). Preferisce acqua dura (15-20 dGH), con pH neutro o alcalino (7.0 - 8.0) e temperatura di 20-26° C. In natura si nutre di piccoli pesci e invertebrati, ad esempio larve di zanzara, ma in acquario può essere alimentato con prede vive (crostacei, vermi, piccoli molluschi), mangimi secchi e congelati e con alghe. La riproduzione avviene anche nella vasca comune, con la femmina che depone numerosissime uova (fino ad un migliaio) sulla parete  superiore  di  cavità allestite nella  vasca che lo ospita.


Brachygobius xanthozona

Appartenente alla famiglia Gobiidae, questo pesce in natura è diffuso nel Sud-est asiatico (Thailandia, Sud Vietnam) e nelle isole di Giava, Sumatra e Borneo, dove vive in biotopi di transizione (mangrovieti, foci dei fiumi) in acque dolci e salmastre. E' una specie territoriale, d'abitudini soprattutto notturne, che può, seppur raramente, mostrarsi aggressiva, nonostante la piccola taglia (3-4 cm), nei confronti di appartenenti ad altre specie. Vive bene in acqua medio-dura o dura (15-20 dGH) ed alcalina (pH 7,2), cui deve essere aggiunto sale marino nella misura di 1-2 cucchiaini da the ogni 10 litri, a temperatura di 25-30° C. La vasca va essere arredata con numerose rocce e legnami, per creare territori che i pesci difenderanno. Preferisce cibo vivo (vermetti grindal, Gammarus, larve di zanzara, tubifex, enchitrei, Daphnia e Mysis) ma accetta anche quello surgelato e, dopo adeguata acclimatazione, mangimi secchi in scaglie. Durante il periodo degli accoppiamenti la femmina mostra un aspetto più arrotondato del maschio. La riproduzione è piuttosto difficile da ottenere in acquario, e può avvenire sia in acqua alcalina che leggermente acida (pH 6,5-7,5).
Una lieve riduzione della salinità può favorire la deposizione delle uova (150-200), che avviene in cavità o all'interno di gusci di gasteropodi. Uova e avannotti sono protetti dal maschio. I piccoli nascono dopo 3-4 giorni dalla deposizione e possono essere difficili da alimentare, a causa delle loro minuscole dimensioni. Inizialmente devono essere nutriti con infusori, che saranno gradualmente sostituiti da naupli di artemia